Per svilupparsi e farlo nel minor tempo possibile, ogni azienda ha bisogno di denaro. Per una Startup o una Pmi non è però sempre facile recuperare i fondi che servono alla sua crescita, considerando le difficoltà che si affrontano normalmente quando arriva il momento di offrire garanzie alle banche. Ed è questo il motivo per cui molte aziende scelgono di usare una fonte di finanziamento alternativa: il crowdfunding.

Che cosa è il crowdfunding?

Partiamo da una precisazione. Crowdfunding vuol dire: ottenere fondi dalle persone. Questo significa che l’interlocutore dal quale si ricerca il denaro non è più una banca, ma la gente. Non c’è più un ente che versa 100mila euro, ma 100 piccoli risparmiatori che versano per esempio mille euro a testa. Ma perché qualcuno dovrebbe darci dei soldi? È naturale che chiunque offra del denaro lo faccia in cambio di qualcosa ed è per questo che esistono forme diverse di crowdfunding:

  • reward based crowdfunding: denaro in cambio di ricompense
  • lending based crowdfunding: denaro in cambio di interessi
  • donation based crowdfunding: denaro offerto per una causa
  • equity crowdfunding: denaro in cambio di quote.

A noi interessa quest’ultimo, l’equity crowdfunding, ovvero quello in cui un’azienda cede delle quote in cambio di denaro.

Fino a poco tempo fa lo strumento era stato limitato a startup, Pmi innovative e veicoli di investimento specializzati in innovazione, ma con il nuovo regolamento Consob, partito il 3 gennaio 2018, anche le Pmi tradizionali possono raccogliere fondi online sulle piattaforme di equity crowdfunding autorizzate in Italia.

Come funziona l’equity crowdfunding?

L’equity crowdfunding funziona in maniera simile al crowdfunding “tradizionale”. Una startup o una Pmi si accorda con una delle piattaforme online nate proprio a questo scopo e spiega quali sono gli obiettivi che si è data. Fissa anche un traguardo di raccolta che dovrà essere raggiunto entro la fine della campagna.

Volendo semplificare al massimo, possiamo dire che una campagna di equity crowdfunding si articola in tre fasi consecutive:

  • Preparazione alla pubblicazione dell’offerta
  • Raccolta
  • Closing e post-raccolta

Se la campagna va a buon fine, ovvero, se la cifra fissata viene raccolta, l’impresa incassa gli investimenti e procede con il proprio business plan. Nel caso in cui i fondi ottenuti durante la campagna, siano inferiori a quanto richiesto, gli investimenti non vengono finalizzati e l’investitore non perde nulla.

Fare una campagna di equity crowdfunding è facile?

Per niente! Lanciarsi in un progetto di equity crowdfunding non ha nulla di scontato. Innanzitutto bisogna avere chiaro in mente che i fondi che si raccoglieranno verranno pagati con la cessione di quote. Poi bisogna capire a quale portale affidarsi per metterla in atto e non è sempre scontato che la nostra idea di business risulti appetibile. Un portale di equity crowdfunding tenderà ad accettare emittenti (si chiamano così le aziende che emettono quote durante la campagna) che hanno più elevate possibilità di riuscita per due motivi fondamentali:

  • Perché se la campagna chiude con successo tutti ci guadagnano
  • Perché un portale con un rating di riuscita elevato ha anche più appeal sul mercato.

Per avere un’idea di come stanno veramente le cose basta pensare che i portali più importanti di equity crowdfunding arrivano a scartare anche 9 richieste su 10!

In un’intervista su startup-news.it  Benedetto PirroCOO di CrowdFundMe raccontava: «I risultati dimostrano quanto siano efficaci i criteri di selezione delle startup e delle PMI che proponiamo sul portale.  Abbiamo strutturato una metodologia interna che valuta anche gli aspetti qualitativi e non solo quelli quantitativi. L’elemento più importante è il potenziale del mercato di riferimento, poi guardiamo le competenze del team, la validazione del modello di business, e infine eventuali asset immateriali come brevetti o marchi».

Cosa bisogna sapere per prepararsi?

Una campagna di equity crowdfunding ha lo scopo finale di “vendere quote” e per farlo è necessario saper comunicare bene il proprio progetto, l’idea di business e le opportunità di crescita. Bisogna saperlo comunicare ai potenziali investitori che non sono per forza dei professionisti della finanza, tutt’altro. Spesso sono persone comuni che hanno deciso di diversificare i propri investimenti servendosi di un canale alternativo. Bisogna però saper comunicare il progetto anche ai media, con materiale adeguato, a partire da un mediakit perfetto. E c’è molto altro da preparare: bio dei founder, immagini ad alta risoluzione, video realizzati a regola d’arte e comunicati stampa scritti con la tecnica giusta. Se sei interessato scopri cosa può fare Dynamo per la tua campagna di crowdfunding.